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Riprendiamo le nubi di Venere in UV

2025-09-28 22:19

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Strumentazione,

Riprendiamo le nubi di Venere in UV

Metodi per riprendere le sfuggenti nubi venusiane in UV senza avere un costoso filtro dedicato U-Venus.

Fotografare le nubi venusiane è un aspetto molto interessante e affascinante della fotografia planetaria. I lavori degli astrofili vengono utilizzati anche dagli astronomi professionisti perchè i moti dell'atmosfera venusiana hanno ancora molti aspetti non conosciuti e  le loro fotografie sono molto utili per cercare di capirle meglio. C'è anche da dire che è un tipo di astrofotografia impegnativo. Io ci sono riuscito solo due volte dopo circa 12 tentativi infruttuosi, dovuti anche alla strumentazione (filtri<>) non idonei, oppure avevo i filtri ma usavo una camera a colori, la quale non è il top per questo tipo di fotografia, anche se qualche astrofilo ci è riuscito comunque.

Ci sarebbero in vendita dei filtri dedicati apposta per Venere in UV ma costano davvero moltissimo (non meno di 300 euro). Possiamo però rimedire a questo utilizzando accoppiamenti di filtri più economici, rinunciando solo a un po di contrasto.

I filtri BG39 e W47 (o Wratten 47) sono spesso menzionati in questo contesto per la loro capacità di isolare specifiche bande dello spettro UV e visibile. Facciamo un riassunto e approfondiamo alcuni dettagli tecnici e pratici:

 

La Mia esperienza in merito.

Quando ho deciso di provare a fotografare Venere avevo solo una camera Cmos a colori, la  Asi 290MC. Sapevo che con le camere a colori era ben difficile avere risultati, specialmente se sei ancora un dilettante venusiano. Ma la voglia di provare era tanta e ci provai con il filtro IR/UV cut e ottenevo immagini belle della fase del pianeta ma ovviamente sulla sua superficie nessun dettaglio. Avevo deciso perciò di comprare i filtri W47 e BG40. Il primo è arrivato senza problemi mentre il BG40 era introvabile praticamente in tutto il mondo. Trovai solo su un sito americano una ditta che ne vendeva di molto piccoli (10mm di diametro) e li presi comunque. In qualche modo artigianale pensai, li avrei usati. Pensai perciò di costruirmi dei telaietti in simil pvc dove facendoci un foro al centro ci mettevo il mini filtrino ben pressato. Non mi dilungo sui metodi per piazzarlo nel treno ottico alquanto artigianali e altrettanto poco pratici. Associato al W47 (violetto) ho provato a fare qualche foto ma era inutile: con una fotocamera a colori non era visibile nessun dettaglio. Ogni tanto guardavo in rete se qualche ditta al mondo vendesse di nuovo un filtro BG40 da 1,25" di diametro ma niente. Trovai invece una ditta statunitense che vendeva il BG39 ma era di dimensioni troppo grandi, però lo ordinai lo stesso. Una volta arrivato scoprì che il filtro era più piccolo di un due o tre millimetri del diametro interno del mio focheggiatore. E lì venne l'idea: farci con del cerotto nero in plastica qualche giro attorno al bordo e incastrarlo cosi sul lato interno del focheggiatore e l'idea fu ottima. Per il W47 invece non c'erano problemi, essendo questo montato già sul barilotto da 1,25" di diametro. Ora il setup filtri era quello giusto ma rimaneva il problema di non avere una Cmos monocromatica. Poi un giorno un simpatico tizio di Capodistria mise in vendita su un sito italiano la sua camera mono cromatica e per giunta raffreddata! Non ci pensai due volte: potevo avere finalmente una Cmos raffreddata per fare fotografia del profondo cielo e nel contempo una mono per fare Venere. Fu così che una domenica presi la mia ragazza e andammo dalla Val di Fassa fino a Capodistria a prenderla direttamente, Ora avevo tutto: camera mono, filtro BG39 e filtro W47.

 

Dovevo cercare un sito idoneo per fare i miei tentativi in pieno giorno. Si perchè Venere lo si fotografa meglio in pieno giorno quando è al meridiano. Fotografarlo all'alba o al tramonto spesso è troppo disturbato dalla turbolenza atmosferica perchè troppo basso all'orizzonte. Qualcuno dice che i risultati migliori si ottengono comunque dopo l'alba e prima che si alzi il Sole oppure appena il Sole è tramontato, e devo ancora verificarlo. Ad ogni modo la mia esperienza attuale è di Venere alto nel cielo e con il Sole anche. Decisi che il posto idoneo era il Passo Costalunga mt 1725 s.l.m. a 15 minuti di auto da casa mia. Più che altro perchè necessitavo di spazi aperti per evitare le correnti turbolente provocate dalle case e che peggiorano il cosiddetto “seeing locale”. Ogni casa, ogni collina retrostante, la valle stretta, tutto peggiora il seeing locale. Mentre mettersi in un posto dove l'aria scorre diretta senza trovare ostacoli (per cui vortici) è sicuramente molto di aiuto. Altro problema:

 

IL SURRISCALDAMENTO DEL TUBO DEL TELESCOPIO:

E' un dato di fatto…se fotografi con il Sole alto il tubo del telescopio diventa incandescente e all'interno del tubo si creano dei vortici d'aria che di nuovo rovinano il seeing locale. Come ovviare? Pensa e pensa poi l'idea: sul lavoro usiamo delle coperte termiche quando dobbiamo coprire un paziente ed è molto freddo all'esterno (lavoro al 118). In pratica sono dei fogli leggerissimi di alluminio argentati su un lato e color oro sull'altro. Se foderiamo il tubo del telescopio con questa pellicola e con la parte argentata verso l'esterno (verso il cielo insomma) e la parte dorata a contatto del tubo abbiamo fatto bingo. Ho provato di persona: dopo anche 3 o 4 ore sotto il Sole cocente, se togliamo il foglio il tubo sotto resta bello fresco. Altro problema:

 

LA MESSA A FUOCO CON TUTTA QUELLA LUCE ATTORNO:

Provare per credere: mettere a fuoco Venere in pieno giorno guardando un monitor di PC è quasi impossibile. A malapena si vede quello che c'è sullo schermo, figuriamoci una fine messa  a fuoco del pianeta. Soluzione che ho adottato: una scatola di cartone poggiata di fianco e con il notebook al suo interno. Un telo nero fissato sopra e che una volta che mi siedo di fronte al tavolino (con sopra PC e scatolone) mi copre testa e spalle. La soluzione è ottima. Resta solo un problemino per chi come me non ha un focheggiatore elettronico: tocca passare più volte da “sotto il telo” a fuori e in piedi per maneggiare le manopole del focheggiatore. Questo problema si ovvierebbe con l'aiuto di una seconda persona oppure appunto con un sistema di messa a fuoco dal pc.

NB: Alcune fotografie che ho fatto di Venere le potete vedere in fondo a questo articolo.

 

NB 2: nella pagine dei blog potete vedere un video intitolato “Astrofotografia di giorno” dove si vede una seduta al Passo Costalunga dedicata a Venere.

 

 

 

 

🔍 I Filtri coinvolti

1. Wratten 47 (W47)

Colore: blu-violetto

Passa: 380–500 nm (picco intorno ai 400–420 nm)

Blocca: gran parte del visibile, specialmente il rosso

Problema: trasmette anche IR, perciò richiede IR-cut se non si vuole "contaminazione" da infrarosso.

 

2. BG39

Colore: verde-azzurro (vetro Schott)

Passa: 300–700 nm, ma con trasmittanza molto selettiva (ha un picco attorno ai 500 nm)

Blocca: molto dell’IR, ma non tutto

Funziona bene accoppiato al W47 per bloccare parte dell’IR che il W47 lascia passare.

 

3. BG40

Come il BG39 ma rispetto a quest'ultimo blocca un pò di più l'IR (il che è un punto a favore) ma taglia un pochino di più anche l'UV. Fino a poco fa si faticava a trovarlo ma ora (ottobre 2025) lo si trova dalla ditta di Adriano Lolli (vedi il suo sito). In pratica se trovato il BG40 prendete tranquillamente questo. Le differenze col BG39 non si notano.

 

🔬 Perché usarli assieme?

L’idea è combinare i punti di forza dei due:

W47 seleziona l’UV vicino e blocca gran parte del visibile

BG39 serve da "IR-blocker", limitando l’inquinamento da infrarosso che la camera (soprattutto quelle sensibili tipo CMOS/CCD non modificate) può altrimenti registrare

🔧 Alternativa migliore (se si può): usare un filtro UV passband specifico (come Baader U, ZWO UVenus, etc.), ma sono costosi. L’accoppiata W47 + BG39 è una soluzione economica, abbastanza efficace.

 

📸 Camera consigliata

Monocromatiche sono ideali: non hanno filtro Bayer → maggiore risoluzione e sensibilità UV

Esempi: ZWO ASI174MM, ASI290MM

Le camere a colori funzionano, ma male in UV (i filtri Bayer bloccano molto dell’UV)

Serve una camera sensibile nell’UV vicino (350–400 nm)

 

🛠️ Setup tipico

Telescopio con buona trasmittanza UV (quelli a lenti, tipo rifrattori acromatici o APO oppure Newton)

Filtro W47 + filtro BG39 montati in serie

Camera monocromatica

IR-cut opzionale, ma il BG39 lo può sostituire. Attenzione: non vanno bene i classici filtri IR/UV cut che si usano normalmente sui pianeti perchè bloccano si l'infrarosso ma anche l'ultravioletto. Il filtro deve bloccare solo l'IR. Gli Scmidt-Cassegrain non vanno bene perchè la lastra correttrice blocca gran parte dell'UV vicino. Vediamo le differenze in base al sistema ottico:

 

📉 Confronto trasmittanza UV

 

Tipo di telescopioUV (300–400 nm)Note
Rifrattore APO (senza coating UV-block)✅ AltaIdeale per UV
Rifrattore acromatico✅ MediaSpesso buono fino a 370-400 nm
Maksutov-Cassegrain❌ PessimoAncora peggio degli SC (menisco più spesso)
Schmidt-Cassegrain (SC)❌ BassoIl lastro taglia l'UV vicino
Newtoniano (senza vetro frontale)✅ AltaOttimo se specchi con buona riflessione UV

 

🔎 Riconoscere le nubi

In UV, si possono osservare:

Strutture vorticoshe

Dettagli nelle bande equatoriali

Pattern nuvolosi legati alla chimica dell’atmosfera venusiana (es. presenza di acido solforico)

 

🔭 Perché gli astrofili sono utili agli studi su Venere in UV?

 

1. Copertura temporale e geografica costante

I professionisti non possono monitorare Venere 24/7: i telescopi spaziali o da grandi osservatori hanno limiti di tempo, costi, priorità scientifiche diverse.

Gli astrofili, invece, possono osservare quotidianamente o quasi, da più punti della Terra.

Questo consente di seguire l’evoluzione delle nubi UV di Venere, che cambiano su scale di giorni o settimane.

 

2. Dati "storici" e continui

Gli appassionati generano un archivio continuo di dati (immagini UV, IR, visibili) che può essere consultato retroattivamente da ricercatori.

Alcuni cambiamenti atmosferici vengono capiti solo col senno di poi, e i dati amatoriali sono spesso l’unica fonte visiva a lungo termine.

 

3. Collaborazioni Pro-Am attive

Ci sono progetti internazionali (come quelli coordinati da ALPO, PVOL, Mousis et al. ecc.) che raccolgono immagini da astrofili per studi su:

Venti zonali

Rotazione super-veloce dell’atmosfera

Comportamento delle nubi UV

Confronto con dati di sonde (es. Venus Express, Akatsuki, BepiColombo)

 

4. Filtri UV: pochi lo fanno

Poiché l’UV richiede setup più impegnativi (filtri particolari, camere monocromatiche), non molti astrofili lo fanno → quindi ogni contributo UV è più prezioso.

Anche solo fotografare l’emisfero visibile di Venere in UV 2–3 volte a settimana è utile per creare mappe di evoluzione nuvolosa.

 

📂 Esempi reali di contributo amatoriale

Akatsuki (sonda giapponese): molte osservazioni UV amatoriali sono state usate per confronti e calibrazioni con le immagini della sonda.

PVOL database: raccoglie osservazioni planetarie da astrofili in tutto il mondo. Le immagini UV su Venere sono richieste e usate nei paper.

Il progetto WinJUPOS è stato adattato anche per Venere, proprio per la mappatura UV da parte di astrofili.

 

📤 Dove inviare le immagini:

PVOL (Planetary Virtual Observatory and Laboratory): http://pvol2.ehu.eus/

ALPO Venus Section: per rapporti e gallerie UV

Forum come Cloudy Nights, Astrosurf, UAI, sezione planetaria

Alcuni astrofili collaborano direttamente con team di ricerca (ad es. ESA, JAXA)

 

Conclusione

Anche solo una singola immagine UV decente di Venere alla settimana, se ben fatta, può finire in un paper scientifico o contribuire a missioni in corso.

Quindi sì, il tuo lavoro può davvero essere utile ai professionisti, soprattutto se:

è costante nel tempo,

usi tecniche corrette,

e condividi i dati con le comunità giuste.

 

 

 

 

 

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Sopra: il primi filtri BG40 che ho trovato: molto piccoli e così ci feci un telaietto in simil pvc per sostenerli.

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Cosi sistemavo il piccolo BG40 all'interno della Asi290MC aprendone il suo coperchio a vite e poi richiudendolo al suo interno.

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Sul naso della Asi290MC poi ci va il filtro violetto W47 che ha già il suo barilotto da 1,25".

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La coperta termica usata per riflettere il calore del Sole sul tubo (che è anche di colore nero fra l'altro). Come si vede la parte argentata va messa verso l'esterno. Il telo poi è fissato al tubo con alcune strisce di semplice nastro adesivo trasparente. Nelle foto sotto: le nubi venusiane in UV e Newton 254/1200.

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Sotto: clicca la foto sotto per vedere un video dedicato ad una sessione di ripresa diurna su Venere. E i primi tentativi con la camera a colori Asi290MC non mostravano nubi ma solo la fase di Venere. Ho fatto tentativi sia in UV che in IR ma le camere a colori deludono su questo pianeta:

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