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Astronomia e astrofotografia sulle Dolomiti di Fassa

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Gli albori della mia passione

2025-09-04 10:53

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Strumentazione,

Gli albori della mia passione

Come ad un certo punto da ragazzino è iniziata la mia passione per tutto quel che riguarda il mondo astronomico.

Avevo circa 12 anni quando comprai un libro dove spiegava a grandi linee cos'era una stella, una galassia, un pianeta e più che altro mostrava dei disegni con le figure delle costellazioni e i nomi delle stelle visibili ad occhio nudo. In breve quei puntini luminosi non erano più solo delle stelle alla rinfusa ma un insieme di figure mitologiche e guardando in alto la sera vedevo le linee che formavano le costellazioni. Insomma nel giro di tre mesi imparai a riconoscerle tutte.  In quel tempo inoltre frequentavo assiduamente la biblioteca del mio paese (Cavalese) e stavo ore a leggere i libri di astronomia che c'erano. In particolare un famoso libro di Karl Sagan l'avrò letto on so quante volte: esponeva i misteri del cosmo in maniera così coinvolgente che fantasticavo su ciò che un giorno l'uomo avrebbe potuto scoprire. Un giorno decisi di passare al pratico e sulla pubblicità di un giornalino di programmi televisi vi era un piccolo telescopio in vendita per poche lire e risparmiando qualche spicciolo lo comprai. Era poco più di un giocattolo: un rifrattore a lenti (con lenti di plastica!) di 5 cm di diametro e 500mm di focale. Cominciai ad osservare la luna ovviamente e seppur era pieno di aloni colorati per la scarsa qualità delle lenti, riuscivo a vedere dei crateri. Poi puntai Giove e con sorpresa non era più un puntino luminoso ma una minuscola sferetta gialla dove al centro sembrava di vedere un po di grigio. Poco tempo dopo un mio amico di allora cominciò ad interessarsi anche lui e si comprò uno strumento un po più serio: Luca prese un rifrattore giapponese molto in voga allora di 60mm di diametro e 700mm di focale. Con questo le immagini erano molto più nitide e potevamo fare qualche vera osservazione: anche le prime stelle doppie riuscimmo a separare fra loro. Ebbene, questo piccolo rifrattore acromatico l'ho ancor oggi in cantina. Più avanti ancora mio padre vedendo la passione che avevo, decise un giorno di farmi un regalo e mi disse “vieni, andiamo a Bolzano a comprare un telescopio”. E in un negozio sotto i portici mi venne fatto quello che fino ad allora considerai il più bel regalo che qualcuno mi avesse fatto: Un vero riflettore newtoniano di 114mm di diametro e 900mm di focale. Era il telescopio più diffuso fra gli astrofili. Di marca Vixen giapponesee colore arancione. La montatura era una traballante Eq1 ma almeno era equatoriale e con due manopole potevo tenere centrato l'oggetto nel campo visivo mentre lo guardavo. Bastava girare manualmente le due manopole e riuscire ad osservare a lungo il pianeta. Con questo strumento riuscivo a tenere in mano un quaderno e matita e disegnare i particolari che vedevo su Giove e Saturno. Addirittura con qualche accorgimento riuscii a collegarci una reflex analogica della Yashica e ottenere così le mi e primissime immagini astronomiche di Sole, Luna e qualche campo stellare. Le pellicole ovviamente erano analogiche e prendevo dal fotografo in Piazza Italia a Cavalese pellicole da 1600 Iso (o erano Asa?) e come avevo imparato da qualche rivista del settore (Coelum e Astronomia) le mettevo prima per alcune ore nel frigorifero per aumentarne la sensibilità. Anche il Newton da 114mm custodisco ancora oggi in cantina gelosamente, anche perchè è un regalo di mio padre e ci tengo molto. Poi arrivò la naja e l'interesse per l'alpinismo e arrampicata e il telescopio rimase in cantina da quando avevo 17 anni fino ai oltre di 50 anni. Ho sempre mantenuto la curiosità sui fatti astronomici ogni tanto e letto sempre libri sull'argomento ma non “operavo” più di persona. Poi la passione si è risvegliata nel 2020 in occasione del lockdown dovuto alla pandemia da Covid ed è esplosa in maniera molto forte. Il resto è storia dei giorni nostri.

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