E' davvero così: purtroppo per gli appassionati di astrofotografia il cielo è sempre più illuminato dalle luci parassite anche nelle nostre valli di Fiemme e Fassa. Presso l'osservatorio astronomico di Tesero un gruppo di astrofili ha costituito un gruppo di lavoro per cercare di sensibilizzare il Comune al problema nel loro paese. Anche l'osservatorio presente a monte del paese comincia a risentirne. Da parte mia ho iniziato con l'astrofotografia nel periodo del lockdown durante la pandemia da Covid ma a distanza di 3 o 4 anni ho potuto vedere con i miei occhi un netto peggioramento nella qualità del cielo notturno. Sono aumentati le luci dei lampioni nelle strade, case e alberghi sono sempre più illuminati, anche da luci natalizie che restano accese quasi tutto l'anno. Lampadine esterne alle abitazioni che non vengono mai spente neanche di giorno. All'inizio portavo la mia attrezzatura nel giardino sotto casa e con 3 prolunghe unite fra loro riuscivo ad avere la corrente elettrica da circa 25 metri di distanza. Mi ero procurato anche un cavo ethernet da 25 metri per collegare il piccolo pc linux (Raspberry) presente sulla montatura, al modem che tenevo sul balcone e via wirerless potevo stare al caldo in casa a controllare le pose una volta sistemato tutto da basso. Questa comodità di fotografare sotto casa però ormai non è più fattibile. Tocca proprio caricare tutto in auto e spostarsi più in alto, lontano dalle luci del paese. Il fatto è che l'uomo associa la luce in paese alla sensazione di “maggior sicurezza”, mentre il buio è da sempre visto che pericolo in agguato.
Purtroppo a chi interessa il buio è solo l'astrofotografo e come categoria siamo cosi in pochi che ovviamente non c'è voce in capitolo. Bisogna perciò fare i “pendolari” del cosmo. In molti diciamo “colleghi” appassionati di foto notturne conosciuti tramite il mondo delle chat e di internet mi scrivono che sono fortunato ad abitare in montagna, a 1340 metri di quota e chissà “che cielo buio hai”. Beh…non sanno che un conto è abitare in un posto in montagna sperduto, ma qui siamo nelle valli di montagna più gettonate dal turismo in assoluto e le luci parassite aumentano a dismisura nei mesi turistici (ma anche negli altri mesi ormai).

Qui sopra: fotografia dal giardino sotto casa nel 2022 in inverno.
Un anno e mezzo fa ho visto quella che poteva essere la soluzione per ovviare al problema inquinamento luminoso: usare filtri a bada stretta con una camera mono-cromatica. I filtri a banda stretta raccolgono un ristretto range della banda totale della luce. Permettono ad esempio di fotografare anche quando c'è la Luna piena e la luce lunare non viene raccolta dal sensore perchè appunto “fuori banda”. E riescono anche ad escludere le luci delle lampadine di paese. Ma ovviamente c'è un problema nuovo: le luci alogene! Questo tipo di lampadine sempre più utilizzate dai comuni, dai privatti ecc riescono a passare comunque addirittura i filtri a banda stretta. Basterebbe che venissero usate le lampadine classiche a mercurio e sodio. Ma ormai stanno per essere soppiantate dalle alogene. Le lampade alogene/incandescenza sono praticamente dei “mini Soli” in miniatura: filamento di tungsteno incandescente = spettro continuo che copre dal blu al rosso senza righe caratteristiche. Quindi cosa succede con i filtri a banda stretta che ho io a 7nm?
- se consideriamo che l'occhio/camera riceve luce da tutto il visibile (circa 400-700 nm) il filtro da 7 nm lascia passare solo una finestra strettissima.
- 7 nm su 300 nm = 2-3% del totale.
- quindi il fondo causato dalle alogene viene ridotto di circa un fattore 30-40 rispetto a non usare nessun filtro.
- Ma: quel 2-3% del loro spettro cade proprio dentro la banda passante del mio filtro = un po di fondo resta inevitabilmente.
Risultato pratico:
- le alogene non vengono “tagliate fuori” completamente, ma attenuate del 97-98% circa.
- quel che rimane è fondo uniforme (tipo bagliore grigio/rosso) che alza il livello del cielo, ma non disturba come le righe forti delle lampade al sodio/mercurio.
- con esposizioni lunghe il segnale della nebulosa vince comunque, perchè quello è concentrato proprio al centro della banda.
- in sostanza i 7 nm dei miei filtri schermano già molto bene dalle alogene (97-98%) ma non possono azzerarle come farebbero con le lampade a riga.
Poi c'è da dire una cosa: dipende da quanto sono distanti i lampioni dal telescopio.
Schermare un lampione dalla linea diretta della sua luce aiuta. Mettersi dietro un muro, dietro un qualcosa che nasconda la luce diretta del lampione aiuta, ma si capisce che non sempre è fattibile e magari quando riesce a “nasconderti” da una luce ne appare un altra a illuminarti direttamente se ce ne sono un po dappertutto come qui da me per fare l'esempio. Comunque: una volta eliminata la luce diretta rimane solo la luce diffusa/di scattering (luce che il lampione ha già sparso nell'atmosfera o riflesso da superfici). Quella è molto più debole e varia a seconda umidità/particolato/angolazione.
QUANTO SI RIDUCE, NUMERI SEMPLICI:
- se non hai il muro: la componente diretta dal lampione a (ipotesi) 80 metri può essere dominante.
- se il muro blocca completamente la vista: la componente diretta diventa trascurabile = riduzione dell'ordine di decine di volte del contributo locale del lampione.
- Non elimina lo skyglow di fondo prodotto dalla città/paese distante (scattering su larga scala).
- non rimuove la luce riflessa da superfici molto vicine (vetrate, muri chiari) se queste sono illuminate dal lampione e riflettono verso il sito da dove fotografiamo.
- se il lampione è molto alto e il muro non blocca la luce che “scappa” sopra il bordo, l'effetto è minore: serve che il muro interrompa la linea di vista diretta dal lampione al percorso dei raggi che entrano nell'ottica.
- importante sarebbe che i lampioni puntassero la luce verso il basso mentre nella realtà dei fatti molti puntano metà della loro luce verso il cielo (e non serve a niente!).

Unica soluzione possibile: andare più in alto, lontano dai paesi. Anche se questo comporta i disagi delle temperature molto più basse (specialmente in inverno). Nella foto: sessione di fotografia al Passo Costalunga (oltre i 1700 mt.) con temperatura di -14° e ambiente innevato.
Insomma non è facile fare astrofotografia in paese ormai. Capisco benissimo che questo problema non interessi praticamente a nessuno tranne che a noi astrofotografi. Però bisogna ammettere una cosa: avete mai provato a guardare un cielo stellato da una nave in mezzo al mare e lontana dalle coste? Oppure da un sito in montagna da dove il fondovalle non si vede? Beh: c'è da meravigliarsi da quanto buio sia un cielo incontaminato, e anche chi non si interessa affatto di astronomia può restare stupefatto da un cielo del genere. Un cielo dove addirittura la via lattea fa un pochino di ombra sul terreno e le stelle sembrano quasi caderti addosso da quanto sembrano vivide.
SCALA DI BURTLE (USATA IN ASTRONOMIA PER VALUTARE L'INQUINAMEMTO LUMINOSO DEL CIELO NOTTURNO:
Classe 1: cielo eccezionalmente buio.
Nessun inquinamento luminoso. Via Lattea vista in tutta la sua struttura, ombra proiettata dalla luce delle stelle, Zodiacal light molto evidente.
Classe 2: cielo tipico di alta montagna.
Via Lattea molto dettagliata, nuvole di polvere in essa visibili a occhio nudo.
Classe 3: cielo rurale.
Via Lattea ancora ben evidente, ma con meno dettaglio. Leggera cupola di luce sull'orizzonte delle città lontane.
Classe 4: cielo suburbano.
Via Lattea visibile ma meno contrastata. Strutture deboli molto difficili da distinguere in essa.
Classe 5: cielo suburbano.
Via Lattea difficile da riconoscere, sembra una striscia lattiginosa. Cupole luminose ben visibili verso le città.
Classe 6: cielo brillante suburbano.
Via Lattea quasi invisibile, si distinguono solo le stelle più luminose.
Classe 7: cielo urbano.
Nessuna traccia della Via Lattea. Solo le costellazioni più brillanti sono visibili.
Classe 8: cielo cittadino.
Pochissime stelle visibili a occhio nudo, cielo arancione o grigio.
Classe 9: cielo metropolitano.
Nessuna stella visibile oltre le più luminose (es. Venere, Giove). Il cielo è completamente illuminato.
SITUAZIONE DEL CIELO NOTTURNO IN VAL DI FASSA
Nella nostra valle la situazione dell'inqunamento luminoso varia significativamente a seconda dela località e della stagione. Mentre le zone centrali come Vigo di Fassa, Canazei e Moena, presentano livelli di inquinamento luminoso più elevati, le aree periferiche e montane, come la Val San Nicolò, la Val di San Pellegrino e il Passo Fedaia, offrono cieli notturni più bui e favorevoli all'osservazione astronomica. Tuttavia, anche in queste zone, l'inquinamento luminoso è in aumento, sebbene meno marcato rispetto alle aree più urbanizzate.
COME SAREBBE POSSIBILE RIDURRE L'INQUINAMENTO LUMINOSO IN VAL DI FASSA
- Spegnimento notturno obbligatorio: a partire dal 14 luglio 2023 è obbligatorio spegnere l'illuminazione esterna non essenziale dalle ore 23:00. Ciò include insegne luminose, illuminazione decorativa e vetrine espositive.
- Progetti di illuminazione sostenibile: alcuni comuni della Val di Fassa stanno implementando soluzioni di illuminazione a basso impatto ambientale, come l'uso di luci a LED schermate e l'installazione di sensori di movimento per ridurre l'illuminazione durante le ore notturne.
- Educazione e sensibilizzazione: organizzazioni locali e regionali promuovono campagne di sensibilizzazione per educare la comunità sull'importanza di ridurre l'inquinamento luminoso e adottare comportamenti più sostenibili.
CONSIGLI PER RIDURRE L'INQUINAMENTO LUMINOSO A LIVELLO PERSONALE
- Installare luci schermate: utilizzare lampade che indirizzano la luce verso il basso, riducendo la dispersione verso il cielo.
- spegnere le luci non necessarie: limitare l'uso di illuminazione esterna durante la notte.
- utilizzare luci a bassa intensità: preferire luci con bassa emissione di luce blu, che contribuisce maggiormente all'inquinamento luminoso.
Adottando queste pratiche, è possibile contribuire significativamente alla protezione dei cieli notturni e alla conservazione dell'ambiente.
Insomma parlando a livello personale l'ideale sarebbe una postazione fissa lontana dalle case dei paesi così sarebbe possibile anche starsene a pisolare in macchina mentre il telescopio fuori lavora comunque anche quando le temperature sono sotto zero (e qui in inverno è molto frequente).

Nell' immagine sopra il mio telescopio ricoperto di ghiaccio durante una sessione con temperatura di -14° in inverno a Vigo di Fassa. Nella foto sotto nella stessa sera: il notebook con lo schermo che ogni tanto va ripulito dal velo di ghiaccio che si forma.


